Addio carne?

oms carneRisposta sintetica: no, affatto.
L’annuncio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha inserito le carni lavorate nella lista degli alimenti cancerogeni, ha fatto alzare – com’è ragionevole attendersi in questi casi – un coro di voci allarmate e di conclusioni fin troppo frettolose. Prima di analizzare nel dettaglio il significato di quanto ha stabilito pochi giorni fa la Iarc, l’International Agency for Research on Cancer dell’OMS, è utile fare chiarezza sugli scopi e il modus operandi di questa agenzia.

La Iarc dà indicazioni sullo stile di vita da adottare?
Assolutamente no. La funzione della Iarc è quella di raccogliere e valutare, da organizzazione terza e indipendente, il materiale scientifico che riguarda le prove sul cancro e sulle sostanze capaci di indurlo o facilitarne lo sviluppo. L’Agenzia vaglia gli studi pubblicati sul tema e, dopo lunghe valutazioni, stila delle liste che suddividono cibi e materiali in base al loro potere cancerogeno. Sta poi ai governi utilizzare queste informazioni per sviluppare programmi di pubblica sanità atti a diminuire l’incidenza di particolari tumori.
A questo punto sarà chiaro che l’annuncio dell’OMS non riguarda un divieto sull’assunzione di carni, quanto piuttosto l’ufficializzazione dell’inserimento delle carni lavorate nel Gruppo 1, quello che include le sostanze più pericolose, che hanno una correlazione con l’insorgenza di cancro suffragata da un numero sufficiente di prove. Nello stesso gruppo, a titolo di esempio, è catalogato anche l’amianto. Questo non significa però che il livello di pericolo delle carni lavorate sia equiparabile a quello dell’amianto, ma solo che entrambe risultano cancerogene.
Per giungere a questa conclusione, la Iarc ha preso in esame 800 studi, analizzati da 22 scienziati di 10 differenti nazionalità. «Nel caso delle carni lavorate, questa classificazione si basa su dati provenienti da studi epidemiologici sufficienti a provare che mangiare carne lavorata provochi cancro del colon-retto», recitava il comunicato della Iarc.
Secondo le statistiche, sarebbero circa 34mila le morti annuali provocate da tumori dovuti a diete eccessivamente ricche di carni lavorate. Un numero che – volendo vedere la questione in prospettiva – è interessante paragonare al milione di vittime di cancro dovuto al fumo ogni anno, alle 600mila causate dall’alcol e alle 200mila di cui è responsabile l’inquinamento.

Carni lavorate e carni rosse
Le carni lavorate cui si riferisce la Iarc non sono altro che quelle carni che subiscono vari processi di lavorazione prima di giungere al consumatore. Essiccatura, affumicatura e salatura sono solo alcuni dei procedimenti cui vengono sottoposte le carni lavorate. Le normali carni rosse, ad ogni modo, non sono prive di rischi e vengono infatti inserite nel Gruppo 2, quello delle sostanze “probabilmente cancerogene”.

Non resta che il vegetarianismo?
No, e non vanno necessariamente eliminate del tutto dalla dieta le carni che non siano bianche o di pesce. Come ha spiegato il direttore della Iarc, Christopher Wild: «la carne rossa ha un valore nutrizionale». I risultati ottenuti dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro «sono importanti per consentire ai governi e alle agenzie regolatorie internazionali di condurre valutazioni di rischio, allo scopo di bilanciare i rischi e i benefici di mangiare carne rossa e carni lavorate e per fornire le migliori possibili raccomandazioni dietetiche».
Certo, meglio limitare il consumo di carni rosse. Questo suggerimento non è però una novità successiva all’annuncio dell’OMS, ma una prassi di corretta alimentazione realmente capace di migliorare lo stato di salute della popolazione. Va anche detto che, come popolazione, quella italiana non è affatto tra le più avide consumatrici di carne rossa. Molto più ricche di questi alimenti sono le diete, per fare un esempio, di statunitensi e australiani. Così come molto più numerosi e massicci sono i processi di lavorazione che salsicce e prosciutti subiscono all’estero piuttosto che in Italia.
Intervenendo sul tema, anche Carmine Pinto, presidente dell’Aiom – l’Associazione italiana di oncologia medica –, ha voluto ribadire l’invito a moderare l’assunzione di carni rosse e, contemporaneamente, a rivalutare i benefici apportati dalla dieta mediterranea, «che ha dimostrato invece di poter diminuire il rischio di tumore». (di Marcello Verduci) – (Credit Image: vox.com)

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