Cancro del collo dell’utero: cos’è e come prevenirlo

donne uteroOccuparsi della propria salute è importante per tutti. In particolare, ci sono alcune problematiche di cui le donne devono essere consapevoli e da cui bisogna preservarsi. Tra queste il cancro del collo dell’utero.

Cos’è e dove si trova il collo dell’utero o cervice?
L’intero utero è l’organo dell’apparato femminile in cui è riposto e si sviluppa l’embrione nel corso della gravidanza. Il collo dell’utero è la parte inferiore dell’utero che si connette alla vagina ed è suddivisa in due parti: una detta endocervice – quella più vicina alla parte superiore dell’utero – ed ectocervice – quella più vicina alla parte inferiore dell’utero e più vicina alla vagina.
Tra la parte esterna e la parte interna del collo dell’utero si trova un’area particolarmente delicata e soggetta a cambiamenti durante i vari stadi di vita di una donna: pubertà, parto, menopausa. Ed è proprio da questa sezione che può svilupparsi con intensa frequenza la maggior parte dei tumori del collo dell’utero.

Qual è l’incidenza del cancro del collo dell’utero?
Il cancro del collo dell’utero provoca ogni giorno la morte di 3 persone in Italia, colpisce donne con più frequenza nella fascia di età compresa tra i 35 e i 50 anni, con 3.500 nuovi casi l’anno. Lo screening (il classico Pap-test o esame dello striscio cervicale) ha diminuito considerevolmente l’incidenza e la mortalità per questa tipologia di tumore grazie anche ai controlli medici e alla diagnosi preventiva.

Qual è la causa del cancro del collo dell’utero?
A differenza di altri tipi di tumore, per quanto riguarda il cancro al collo dell’utero il motivo principale non è una predisposizione genetica individuale. La causa scatenante primaria è infatti un virus: il Papillomavirus Umano o HPV. Alcune varianti di questo virus – in natura ne esistono oltre 120 tipi diversi – possono trasformare cellule del collo dell’utero normali in cellule anomale. In alcuni casi – normalmente nel corso di un lungo periodo di tempo – alcune di queste cellule anomale possono evolvere in cancro.

Come si trasmette il Papillomavirus Umano?
Il Papillomavirus Umano è estremamente diffuso, si trasmette facilmente attraverso rapporti intimi e può causare la formazione di condilomi, lesioni esterne contagiose sugli organi genitali, mentre in altri casi può essere del tutto silente. La trasmissione del virus non richiede obbligatoriamente rapporti sessuali completi. La maggior parte di noi incapperà inavvertitamente nel virus: è stato stimato come il 70% delle donne e degli uomini entrerà in contatto con il virus nel corso della propria vita. Nel 90% dei casi, invece, il Papillomavirus Umano viene eliminato in modo naturale dal nostro corpo grazie al sistema immunitario. La maggioranza delle persone che ne vengono in contatto non svilupperà questa tipologia di cancro. Avere cura della propria igiene sessuale e l’uso costante del profilattico riduce considerevolmente il rischio di trasmissione anche se non è in grado di prevenire il contatto con le parti intime maschili non coperte (testicoli, zona peri-anale). Nelle donne, la vaccinazione anti-HPV può prevenire l’infezione e la comparsa di condilomi. Questa andrebbe praticata nel periodo pre-pubere (entro i 12 anni). In Italia, infatti, al compimento dei 12 anni, è fornito gratuitamente alle bambine un vaccino specifico per due tipi di HPV (HPV 16 e HPV 18) responsabili della maggior parte dei tumori della cervice uterina.

Le tipologie di cancro del collo dell’utero e la sua evoluzione
I tumori della cervice uterina sono classificati in base alle cellule da cui prendono origine e sono prevalentemente di due tipi: il carcinoma a cellule squamose (l’80% dei tumori della cervice) e l’adenocarcinoma (circa il 15%). Si parla di carcinoma a cellule squamose quando il tumore deriva dalle cellule che ricoprono la superficie dell’esocervice e di adenocarcinoma quando invece il cancro parte dalle cellule ghiandolari dell’endocervice. Infine, anche se meno comuni (3-5% dei tumori cervicali), esistono dei tumori della cervice che presentano un’origine mista e sono per questo definiti carcinomi adenosquamosi.
In base al sistema di classificazione FIGO 2009 (Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia), il tumore della cervice uterina può essere diviso in quattro stadi a seconda di quanto risulta diffuso nell’organismo. Di seguito la classificazione presente sul sito web dell’AIRC:

  • Stadio I: il tumore è confinato alla cervice uterina.
  • Stadio II: il tumore è arrivato alla parte posteriore dell’utero, ma non ha invaso la pelvi o la parte inferiore della vagina.
  • Stadio III: il tumore ha invaso la parte inferiore della vagina, la pelvi o i reni compromettendone il funzionamento.
  • Stadio IV: il tumore ha invaso gli organi vicini (vescica o retto) e può anche aver dato origine a metastasi in organi più

Come viene diagnosticato, qual è il trattamento e come difendersi dal cancro del collo dell’utero?
Ogni donna può potenzialmente essere colpita dal cancro del collo dell’utero. Per prevenire la gravità di questa patologia, esiste un semplice controllo che consente la diagnosi precoce delle anomalie: il Pap-test o striscio cervicale, associato ad una visita ginecologica. Infatti questa tipologia di cancro può essere trattata con successo, se diagnosticato precocemente, nella quasi totalità dei casi.
Il trattamento in caso di anomalie o lesioni delle cellule del collo dell’utero dipende, in larga scala, dalla gravità dell’anomalia. In caso di gravità intermedia possono essere rimosse in modo facile ed efficace mediante un trattamento laser o, in alternativa, tramite intervento chirurgico. Quando invece le cellule anomale si trasformano in tumori, i trattamenti necessari sono più lunghi e complessi – come la radioterapia o la chemioterapia – e può servirne più d’uno per raggiungere la massima efficacia (intervento chirurgico per l’asportazione del tumore più radio o chemioterapia), col rischio di compromettere anche la fertilità. Una volta appurato che il Pap-test è positivo bisogna eseguire immediatamente una colposcopia. In questo modo lo specialista è in grado di avvalorare la presenza di lesioni pretumorali o tumorali e determinarne l’estensione. Alla colposcopia può far seguito una biopsia mirata per la tipizzazione istologica della lesione: il prelievo di una piccola porzione di tessuto anomalo da sottoporre a un’analisi che confermi definitivamente le caratteristiche esatte della lesione indiziata. Una volta effettuata con certezza una diagnosi di cancro della cervice possono essere prescritti altri tipi di esami come la tomografia computerizzata (TC),  la risonanza magnetica o la tomografia a emissione di positroni (PET) per determinare con precisione l’incremento del tumore.
In linea generale, se il Pap-test non evidenzia nessuna anomalia, la donna viene invitata a ripetere l’esame dopo tre anni, a meno che, in questo periodo di tempo, si presentino dei tipici campanelli di allarme: perdite di sangue anomale (soprattutto tra due cicli mestruali o in menopausa), perdite vaginali senza sangue o dolore durante i rapporti sessuali. (Dott.ssa Maria Foti

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