Cannibalismo nel mondo

Un mito nella letteratura, nel cinema ed in generale nell’immaginario collettivo, il cannibalismo, ancora oggi, esiste. Più di quanto si possa immaginare. Rappresenta, per alcune tribù sparse nel pianeta, un rituale culturale e del tutto naturale come per noi può essere bere un bicchier d’acqua.
In Nuova Guinea esiste la tribù dei Korowai, la quale vive ad uno stato selvaggio e lontano dai moderni contesti industrializzati e che crede che esista un’entità malvagia, il khakhua – una demoniaca figura – che uccide gli uomini, dopo averne invaso lo spirito. Gli appartenenti di questa tribù usano divorare gli arti di persone uccise da questa creatura così da liberarne il corpo per permettere al defunto una permanenza serena negli inferi.
Gli Aghori indiani, invece, sono una casta di sacerdoti esiliati e molto temuti dal popolo indiano. Il loro rituale prevede cibarsi di carne umana, vista come una forma di illuminazione spirituale, e bere dai teschi dei cadaveri divenuti loro banchetto.
In Congo, invece, è presente un’organizzazione para – militare, i Mai – mai, conosciuti agli onori della cronaca per esser stati esiliati dopo aver divorato i corpi delle loro vittime ed aver costretto i parenti degli stessi a fare altrettanto. Per questi militari, il cannibalismo comporta, nella loro credenza, un aumento della loro forza dopo aver assorbito quella della vittima.
Infine, in Nigeria, accade una situazione del tutto singolare, nella sua assurdità: la carne umana è oggetto di regolare commercio. In alcuni borghi di Lagos, infatti, è possibile trovare mercati dove possono essere acquistati prodotti a base di carne umana. Tale pratica è sostenuta, in quel paese, sia dalla scienza medica del luogo che dai guru religiosi del posto. (Antonio Cormaci)

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