Clima: l’ultima occasione

climaLa Conferenza sul Clima che si tiene in questi giorni a Parigi – la COP21 – sarà un’occasione d’oro per prendere decisioni a dir poco importanti per il futuro di tutti. L’umanità si trova di fronte a un bivio: può proseguire testardamente sulla via dell’autodistruzione, finendo di annientare l’ambiente in cui le è possibile vivere, oppure cambiare rotta, ripensando il modello di sviluppo fin qui adottato.

Due gradi centigradi
È questa la soglia che segna il punto di non ritorno. Una recente ricerca pubblicata su PNAS da Climate Central, un’organizzazione indipendente americana senza scopi di lucro, ha provato a delineare gli scenari che attendono gli abitanti del pianeta Terra in base all’innalzamento delle temperature che si verificherà da qui al 2100. Perché i danni provocati dal global warming non siano catastrofici, per la fine del secolo il livello del termometro terrestre non dovrà essersi alzato per più di 2°C. Oltre quella soglia – insistendo ai ritmi dell’inquinamento attuale arriveremmo a un aumento di 4°C – si assisterebbe ad un innalzamento del  livello dei mari da un minimo di 4 a un massimo di quasi 10 metri. Una vera e propria catastrofe per le zone costiere densamente abitate: si pensi a città come New York, Venezia o Sidney sommerse dall’acqua.
L’attuale regime di emissione di gas serra non permetterà di mantenersi sotto la soglia critica dei due gradi centigradi, anzi potrebbe riuscire a infrangerla prima di quanto prevedono le stime più ottimistiche. Proprio per questo la COP21 è così importante: senza nuovi propositi sul taglio di emissioni e un obbligo ufficiale al rispetto degli impegni, il destino che attende i popoli della Terra sarà inevitabilmente infausto.

L’innalzamento dei mari
UCS: Union of Concerned Scientists è il nome di una società fondata nel 1969 da scienziati e studenti del MIT. Mentre la guerra in Vietnam toccava il suo culmine e il fiume Cuyahoga di Cleveland prendeva fuoco per quanto inquinato, i fondatori dell’UCS decisero che il governo americano stesse commettendo un enorme errore impiegando gli sforzi della ricerca scientifica per l’innovazione militare, e che queste potenzialità di progresso dovessero invece essere concentrate per risolvere i gravi problemi ambientali e sociali che già da allora si profilavano.
Un’infografica dell’UCS pubblicata lo scorso anno spiega molto chiaramente quali siano i rischi di una mancata inversione di rotta nell’emissione di gas serra, e come questi siano legati all’aumento delle temperature, allo scioglimento dei ghiacciai e all’inevitabile innalzamento del livello dei mari che ne conseguirà.

Qui l’infografica.

(Marcello Verduci)

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