I reati ambientali nel Codice Penale: anatomia di una storica conquista

reati ambientaliA qualche mese di distanza dall’entrata in vigore del testo legislativo che introduce, dopo anni di battaglie, i reati ambientali nel Codice Penale, descriviamo quelli che sono i pilastri di questo storico ingresso. Viene, innanzitutto, definito il concetto di inquinamento e disastro ambientale e viene altresì introdotto il concetto di controllo impedito e di omessa bonifica, parlandosi anche di confisca per questo genere di reati.
Gli articoli 452-bis e 452-ter definiscono, quindi, i concetti di inquinamento ambientale e di disastro ambientale. Il primo è una compromissione o un deterioramento significativo e misurabile di acque, aria, suolo, sottosuolo, ecosistemi e biodiversità di flora e fauna. Tali delitti vengono puniti con una pena detentiva da 2 a 6 anni e con sanzioni da 10.000 a 100.000 euro.
Il disastro ambientale, invece, viene definita come un’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema, per la cui eliminazione sono necessari mezzi eccezionali e onerosi. La pena prevista per questo reato è la reclusione da 5 a 15 anni.
L’evento o l’azione che causa il reato deve essere abusivo ed è per questo motivo che si parla di reato di danno.  Un caso classico, per esempio, è lo scempio che è stato perpetrato nella Terra dei Fuochi.
Un’ulteriore fattispecie inserita tra i reati ambientali è anche quello di omessa bonifica che può essere contestato a chi, costretto da un giudice o da una qualsiasi autorità in materia, non ottempera all’azione riparatrice. In questi casi la pena è la detenzione per un periodo variabile da 1 a 4 anni e fino a 80.000 euro di sanzione.
Il tema più contestato, tuttavia, rimane quello del ravvedimento operoso, norma rifiutata soprattutto dalle associazioni ambientaliste che, senza mezzi termini, hanno parlato di “salvacondotto per chi inquina”.
La ragione della contestazione risiede nel fatto che chi cerca di porre rimedio immediato a un possibile danno ambientale o collabora con le autorità per rintracciare cause e responsabili, può godere di un considerevole alleggerimento della propria posizione con una riduzione di pena che può arrivare fino ai 2/3. In questa norma viene, in sostanza, visto un incentivo a delinquere, potendo godere di fatto di una riduzione di non modeste dimensioni.
Novità anche sul controllo impedito, ossia la fattispecie che punisce chi cerca di ostacolare il normale controllo dello stato dei luoghi da parte delle autorità preposte. Divieti, blocchi o attività che impediscono il corretto prelevamento dei campioni, possono costare una pena detentiva per controllo da 6 mesi a 3 anni.
Si prefigura, infine, la possibilità di procedere alla confisca, anche per equivalente, del prodotto o del profitto del reato. Non possono essere confiscati i beni di coloro che si prestano efficacemente al contenimento del danno causato. Per i delitti di traffico illecito di rifiuti e disastro ambientale è invece prevista la confisca preventiva dei valori che, rispetto al reddito, risultino ingiustificati o sproporzionati. (Antonio Cormaci)

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