La grande letteratura zombie – Episodio Uno

Gli zombi fanno paura perché sono inumani, ossia perché gli manca qualunque tratto tipico della personalità umana: non uccidono per rabbia o odio. In realtà non uccidono nemmeno per nutrirsi, quello è un fatto quasi accidentale. Gli zombi ti divorano perché è tutto quello che sanno fare, esistono solo e unicamente per quel motivo. Non gli interessa se li implori, non ci puoi ragionare né li puoi spaventare o ferire. Non devono dormire, non si fermano mai per riposare. O li uccidi o ti uccidono, per poi passare alla prossima vittima.
Anche se spesso, specie ultimamente, sono stati maltrattati – Cristo perdonaci per Warm bodies –, gli zombi restano saldamente sul podio delle creature mostruose. Anzi, rispetto alle altre, tipo i vampiri – perdonaci pure per Twilight –, conservano ancora oggi intatta la loro capacità di generare quell’allegoria sociale tanto cara a Romero, anche se gli sceneggiatori di The walking dead se ne sono scordati. Sono quindi un ottimo soggetto per le trame apocalittiche, danno moltissimi spunti. Proprio per questo diverse opere letterarie – tutte di gran lunga migliori dei film che ne hanno tratto – parlano di zombi.

Al primo posto, di gran lunga, c’è World War Z. La guerra mondiale degli zombi , di Max Brooks. Il figlio di Mel ha ereditato l’immaginazione del padre e nel suo romanzo racconta di questo inviato delle Nazioni Unite che intervista diversi sopravvissuti a un’epidemia zombi. Si tratta davvero di post-apocalittico, nel senso che qui l’apocalisse – il Grande Panico, come lo chiama Brooks – è già bella che finita mentre si svolgono i fatti. Gli unici zombi che possono far paura, e ne fanno eccome, sono quelli rievocati dalle persone che, in giro per il mondo, il protagonista si trova a intervistare. Attraverso le loro testimonianze possiamo ripercorrere i giorni del terrore, dal primo caso registrato all’apice della guerra, quando la razza umana si trova sull’orlo dell’estinzione, e via così fino ai giorni in cui gli uomini tornano a prendere il controllo del pianeta, in vantaggio ma non ancora completamente fuori pericolo. Dopo l’apocalisse, il mondo è cambiato: non si vive più per competere con gli altri, ma per ricostruire. La critica politica al modello sociale contemporaneo è palese in World War Z e contribuisce a farne un’opera di tutto rispetto. È un romanzo che non stanca mai, complice la sua struttura a racconti, non ci si accorge che le ore passano mentre si legge dei colletti bianchi americani che devono subire l’umiliazione di essere riaddestrati ai lavori manuali dai loro ex domestici, della trasformazione della Russia in una spietata teocrazia o della scomparsa improvvisa e misteriosa di tutti i nordcoreani. L’interpretazione è quella classica: non ci sono zombi che corrono o semimorti. Semplicemente i cari, vecchi zombi, che barcollano e inciampano senza sosta cercando di raggiungere ogni preda a portata di mano e possono essere abbattuti solo colpendoli al cervello.
Se avete visto il film, dimenticatevene. World War Z non è la solita storia di un tizio che corre con alle spalle una mandria non morta. È invece un’opera intelligente, ironica e profonda. Nessun amante del genere dovrebbe lasciarselo sfuggire.

Una volta finito, si può passare immediatamente all’altra opera di Max Brooks: il Manuale per sopravvivere agli zombi. In realtà, è precedente a World War Z in ordine cronologico di pubblicazione, ma fidatevi: l’opera di Brooks si gusta meglio leggendo il manuale per secondo.
Questa guida è tutto ciò che ogni appassionato di zombi desidera realmente, anche se non sempre è disposto ad ammetterlo. Nessuna trama, niente personaggi: solo fatti di natura tecnica sui non morti. Come si muovono, in che modo è conveniente affrontarli, che tipo di taglio di capelli è consigliabile in caso di epidemia e via dicendo. Insieme alle informazioni utili in caso di apocalisse, il libro contiene una serie di istruzioni su come riconoscere gli attacchi zombi in quel primo momento in cui nessuno ne parla, tantomeno i media, e una catalogazione rigorosa delle diverse magnitudo dell’attacco. In conclusione, troviamo un excursus storico di tutti i più famosi casi di attacco registrati.
Se pensavate che il Vallo Adriano fosse stato edificato semplicemente per separare le province di Britannia e Caledonia, vi sbagliavate di grosso. Evidentemente non avete ancora le nozioni necessarie a riconoscere un attacco di livello 3.

Arrivati a questo punto, sarete ormai ridotti al pari di un eroinomane e il pensiero di passare anche solo un giorno senza la vostra dose quotidiana di zombi vi causerà tremori alle froge del naso. Fortunatamente, Brooks ha scritto anche un terzo libro, che manco a dirlo parla di zombi. Zombie Story e altri racconti si riavvicina al metodo narrativo di World War Z, ma stavolta non c’è più il filo conduttore che troviamo nel primo romanzo. Si tratta semplicemente di quattro racconti, ambientati in diversi periodi della guerra contro i non morti. Non riesce a raggiungere i livelli altissimi di World War Z, ma fa il suo lavoro e vi permetterà di resistere ancora per un po’ all’astinenza da zombi. In più, ci sono anche i vampiri. (Marcello Verduci)

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