La legge n.47/2015: nuove norme per le misure cautelari personali

misure cautelari

Le modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali.
Con  la Legge 16 aprile 2015, n. 47, recante “Modifiche al codice di procedura penale in materia di misure cautelari personali. Modifiche alla legge 26 luglio 1975, n. 354, in materia di visita a persona affette da handicap in situazione di gravità vengono introdotte importanti novità in un settore “caldo” quale è quello delle misure cautelari personali. L’impianto normativo predisposto è corposo, pertanto proveremo a rendere in pillole quelli che sono gli aspetti fondamentali della nuova disciplina.
Innanzi tutto viene modificato l’art. 275, terzo comma, del Codice di Procedura penale – d’ora in avanti c.p.p. – per effetto del quale la custodia cautelare in carcere potrà essere disposta solo laddove risultino inadeguate altre misure interdittive o coercitive. In sostanza, altro non si fa che sancire la natura di soluzione ultima, di extrema ratio, del carcere. Le altre misure, inoltre, potranno essere applicate cumulativamente, rispetto a quanto accadeva prima, a norma dell’art. 299, quarto comma, c.p.p.
L’art. 1 della legge modifica l’art. 274, comma primo, lett. b) e c), c.p.p., nella parte in cui vengono modificati i presupposti che stanno alla base dell’applicazione della custodia cautelare in carcere. In particolar modo, per potersi applicare questa misura è richiesto che il pericolo di fuga, oltre che concreto, deve essere attuale, rappresentando un pericolo contiguo al momento storico. Le due condizioni sopra esposte non possono essere desunte dalla sola gravità del titolo di reato per cui si procede.
Nucleo fondante della nuova legge è la valutazione più approfondita di quegli elementi che giustificano la necessità di applicare la custodia cautelare in carcere: infatti, oltre alla gravità e modalità del delitto, dovranno essere esaminati altre tipologie di parametri quali precedenti, i tratti distintivi della personalità dell’imputato, i suoi comportamenti, venendo meno per il giudice la possibilità di motivare l’applicazione della misura per relationem , ossia ponendo come parametro fondamentale gli atti processuali del Pubblico Ministero. A seguito della modifica dell’art. 292, secondo comma, lett. c) e c-bis), diviene necessaria una motivazione autonoma, slegata da “relazioni” appunto, che abbia al suo interno una valida considerazione degli argomenti opposti dalla difesa dell’imputato.
Capitolo importante è quello sulla durata massima delle misure interdittive quali sospensioni dall’esercizio della potestà genitoriale, dell’esercizio di pubblico ufficio o servizio, il divieto d’esercizio di attività professionali imprenditoriali. Ai sensi del riformato art. 308 comma secondo del c.p.p. suddetta durata aumenta fino a 12 mesi rispetto ai 2 della precedente versione, perdendo la loro efficacia decorso il termine fissato in ordinanza dal giudice.
Rimane inidonea la custodia cautelare in carcere per reati caratterizzati da particolare gravità, quali associazione di stampo mafioso, terroristica e sovversiva. Per altri tipi di reato, quale l’omicidio, violenza sessuale e sequestro di persona, la misura di custodia cautelare non trova applicazione qualora si riesca a dimostrare che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte ricorrendo ad altre misure. (Dott. Antonio Cormaci – Legal trainee, Legal banker) 

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