Linee guida di anti corruzione anglosassone: la struttura del Bribery Act

legge anticorruzione www.cosapubblica.itIl Bribery Act, che disciplina corruzione privata e corruzione di funzionari pubblici, è un testo che senz’altro è lo specchio della sensibilità politica del Regno Unito nei confronti del tema e già firmatario di diversi accordi internazionali di lotta alla corruzione quali l’UN Convention Against Corruption, l’OECD Convention on Combating Bribery of Foreing Public Officials, il Council of Europe Criminal Law Convention on Corruption. Inoltre, ricordiamo che tale documento è stato approvato in un periodo storico in cui il Parlamento Europeo, che istituiva una sua commissione su criminalità organizzata e riciclaggio, sanzionava l’Italia per inottemperanza delle normative comunitarie che imponevano nuova trasparenza nelle operazioni finanziarie, specie quelle che interessano le società offshore all’interno dell’UE. Giusto per ricordare: l’Italia ha approvato il nuovo ddl anticorruzione solo nel maggio di quest’anno.
Di questo importantissimo documento normativo, fonte senz’altro di ispirazione per la maggior parte delle normative europee, ci sono sei punti fondamentali che è bene analizzare ed evidenziare. Innanzitutto l’ampia portata soggettiva: il Bribery act costituisce disciplina sia per la corruzione pirvata che per la corruzione nell’ambito della Pubblica Amministrazione. Più in generale, la legge britannica è molto chiara: chiunque eserciti un business deve adeguarsi al B.A., a prescindere dalla sede d’impresa. Ciò vale, è bene non dimenticarlo, anche per le aziende italiane. Sempre nell’ambito soggettivo, un’importante innovazione è la fattispecie della corruzione di un pubblico ufficiale straniero. Ancora, rispetto al quadro normativo relativo alla prevenzione della corruzione risalente al 1889 e 1916, è stata introdotta una nuova fattispecie di responsabilità aziendale, alla quale può essere comminata una sanzione pecuniaria, per fatti corruttivi connessi a loro vantaggio o nel loro interesse e soprattutto nel caso in cui tali azienda non siano dotate di modelli organizzativi interni volti a prevenire tali atti. La portata di questa norma è immensa: non solo sancisce un impianto sanzionatorio più incisivo, ma abitua ad una cultura della prevenzione, imponendo, di fatto, l’adozione di piani anti corruzione adeguati. Questi piani si basano su Linee Guida, sections, pubblicate dal Governo e che indicano i principi, le caratteristiche delle procedure da porre in essere in un’ottica di autotutela della stessa Amministrazione.
Alcune di queste linee guida, che rappresentano il cuore della normativa e che sono entrate in vigore il 30 marzo del 2011, sono racchiuse in sei punti che le aziende devono tenere in considerazione ai fini di una corretta organizzazione interna, volta a prevenire la possibilità che vengano commessi fatti di corruzione.
Il primo di questi punti è la proportionality. L’organizzazione deve essere proporzionata al rischio di corruzione stimato all’interno dell’ente. Questo dipende dalla grandezza dell’azienda, ma anche dal tipo di mercato all’interno del quale la stessa opera e, di conseguenza, dal livello di corruzione, dal risk, che questo comporta. Proporzionalità dell’azione al contesto di riferimento.
Il secondo punto è il Top level commitment. Il top management di azienda deve essere coinvolto nell’attività di sensibilizzazione ad ogni livello aziendale in ordine alla non tolleranza, da parte della società, del fatto che si commettano atti di corruttela.
Risk assesment è forse uno dei punti più importanti. È un principio infatti che inserisce il reale rischio di corruttela, secondo gli indici riportati al punto primo, all’interno di una vera e propria valutazione strategica d’azione dell’azienda, del raggio d’azione e dell’attenzione da dare alla valutazione dei fornitori, dei partner commerciali ecc.
Le valutazioni fatte devono essere scritte su alcuni report che possano dimostrare il grado della stessa nei riguardi di persone che operino in rapporto organico con l’azienda stessa o per determinati affari. Si parla, in tal caso, di DiligenceAltro punto cruciale è la Communication: all’interno dell’azienda, devono essere fatte comunicazioni interne di tutte le procedure e devono essere svolti dei corsi di aggiornamento per tutti i dipendenti ed i collaboratori.
Infine, importantissimo è il monitoraggio: sono imposti continui aggiornamenti delle procedure e valutazione dei mercati in cui opera l’azienda. Alla luce di questa valutazione non può che venir spontaneo il parallelismo con il D.LGS 231/2001, in quanto viene configurata una responsabilità dell’ente anche nel caso di commissione di un reato di corruzione da parte di una persona che con l’ente abbia una relazione di tipo qualificato, preesistente alla commissione del reato e dando per appresa l’assenza di modelli organizzativi adeguate. (di Antonio Cormaci) – (Credit  Image: www.cosapubblica.it)

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One Comment

  1. Stephan
    18 novembre 2015 at 0:01 - Reply

    Wow!

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