Mis–selling ed arbitrato: come funziona

mis-selling e arbitrato

I criteri che stanno alla base dell’arbitrato che rimborserà gli investitori e le linee guida dettate dalla direttiva 2004/39/CE in tema di tutela dell’acquirente di prodotti finanziari.
Lo scandalo che ha travolto Parlamento ed alcuni tra i principali istituti di credito del Paese non vuol smettere di riempire le prime pagine della stampa nazionale e le pagine della stampa online. Proprio come accadde in Spagna 2 anni fa. Corsi e ricorsi storici.
La risposta della politica, di concerto con un’apertura europea ad una soluzione mediata, è nota e sotto gli occhi tutti e l’emendamento “salva risparmiatori” è finalmente una realtà che si spera possa lenire le migliaia di vittime di mis – selling, in gergo la vendita fraudolenta di prodotti finanziari. Vediamo, nella pratica, come funzionerà.
A 90 giorni infatti dall’entrata in vigore della legge di stabilità, verrà creato un fondo di 100 milioni per risarcire gli investitori attraverso un’analisi, caso per caso ed ad opera un arbitrato originariamente affidato alla Consob ma da pochi giorni deputato all’imparzialità del principale esponente delle istituzioni dell’anticorruzione italiana, Raffaele Cantone, delle situazioni dei soggetti rimasti vittima di questa vendita fraudolenta.
Circa la composizione formale di questo arbitrato la legge è chiara: «con decreto del Presidente del Consiglio, su proposta del ministro dell’Economia, sentito il ministero della Giustizia e previa deliberazione del Consiglio dei ministri possono essere nominati gli arbitri, scelti tra persone di comprovata imparzialità, indipendenza professionalità e onorabilità, oppure potranno essere disciplinate le modalità di nomina, nonché il funzionamento del collegio arbitrale».
Il documento normativo elenca delle regole principali che possiamo sintetizzare in due sostantivi: malafede – degli istituti bancari – ed inganno.
Innanzitutto, l’arbitrato gestirà «caso per caso» le vicende degli investitori: questa valutazione analitica mira a capire se l’investitore sia stato effettivamente indotto dall’istituto, e dal suo intermediatiro, ad investire su quel prodotto senza essere previamente informato dei rischi e dunque con un alto grado di inconsapevolezza, venendo a mancare il requisito essenziale, sancito anche dal diritto comunitario, dell’informazione.
Chi riuscirà a dimostrare l’«inganno», indi le vittime di mis – selling,  potrà ottenere un rimborso e saranno i decreti del Ministero di Giustizia e dell’Economia a disciplinare le modalità di gestione del flusso derivante dal fondo, compresi i nuovi termini per chiedere l’erogazione delle prestazioni, i criteri e la quantificazione dei rimborsi ai risparmiatori di Carige, Banca Etruria, Carichieti e Banca Marche.
La procedura  che il governo ha inteso seguire, ossia l’offerta di una compensazione a chi è stato vittima di abusi e ai soggetti più deboli, ha reso necessaria una prima mappatura quantitativa dei titolari di obbligazioni subordinate che è bene avere chiara per cogliere la portata del problema.
Tra i clienti c.d. retail  delle 4 banche, ben 10.559 per un controvalore di 329 milioni,  i casi più precari sono 1.010. Sono clienti che hanno un patrimonio presso l’istituto di credito inferiore a 100 mila euro, trattandosi di fatto del gruppo più vulnerabile e il cui valore delle obbligazioni subordinate è di 27,4 milioni. Restano poi i gruppi a medio rischio, 1484 soggetti, con obbligazioni per un valore del 30% del patrimonio – non 50%, come i più vulnerabili – e con un ammontare totale di controvalore vicino ai 93 milioni di euro.
Per concludere, vogliamo ricordare che per regolare il mercato finanziario dell’Unione Europea esiste una importantissima direttiva, la 2004/39/CE, che proprio nel settore della vendita di prodotti finanziari è particolarmente chiara e rigorosa. In particolare nell’ottica di una maggiore tutela del cliente, la MIFID – Markets in Financial Instruments Directive – prevede, a carico degli intermediari, obblighi informativi e stabilisce che costoro sono tenuti ad effettuare dei test sulla natura del servizio di investimento offerto o richiesto dal cliente: il test di adeguatezza. Questo va effettuato nel caso di prestazione del servizio di consulenza finanziaria e consiste in una verifica che la consulenza fornita corrisponda agli obiettivi di investimento del cliente al quale è rivolto, in modo che la consulenza e la stessa portata dell’investimento di chi si rivolge ai servizi finanziari siano proporzionali alle sue risorse patrimoniali. Sarà compito dell’intermediario raccogliere le informazioni necessarie per orientare la scelta del cliente. Starà quindi all’arbitrato capire, nell’analisi caso per caso, se questa scelta sia stata effettivamente orientata grazie alla perizia e all’esperienza degli intermediari. (Dott. Antonio CormaciLegal trainee, legal banker)

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