Pale Blue Dot

spazio 1

Il 5 settembre 1977, da Cape Canaveral, iniziò il lungo viaggio della sonda Voyager 1. Il suo compito era di effettuare un sorvolo di Giove e Saturno, prima di proseguire verso l’esterno del nostro sistema solare, alla scoperta dello spazio interstellare.
Oggi, a 38 anni di distanza, il suo viaggio prosegue ancora.
Fu Carl Sagan, celeberrimo astronomo e divulgatore scientifico, a richiedere alla NASA di far scattare a Voyager 1 una fotografia della Terra dai confini del sistema solare.
Tra il 14 febbraio e il 6 giugno del 1990, mentre Voyager 1 si trovava a una distanza di più di 6 miliardi di chilometri dalla Terra, vennero scattate diverse fotografie. A Marte, Venere, Giove, Saturno, Urano, Nettuno. E anche alla Terra. Proprio quest’ultima ha un valore speciale ed è particolarmente celebre: è stata ribattezzata Pale Blue Dot (puntino azzurro).

full pianeta

Proprio il puntino bianco sulla destra è il nostro pianeta, la Terra. In questa fotografia, la Terra è ancora più piccola di un singolo pixel, esattamente 0,12 pixel.
ll significato di quella fotografia – votata da Ray Villard e Jurrie Van der Houde come una delle dieci migliori immagini scientifiche dello spazio di tutti i tempi – è perfettamente riassunto nelle parole che Carl Sagan ha affidato a un suo libro:

«Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica.
Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare per un momento padroni di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine inflitte dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti le incomprensioni, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto fervente il loro odio. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che noi si abbia una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è alcuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Colonizzare, non ancora.
Che ci piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.» (Marcello Verduci) – (Credit Image: NASA)

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