Prossima fermata: Marte

James-O-Davis

«Non siamo mai stati così vicini a mandare uomini sul pianeta rosso», parola di Charles Bolden, ex astronauta e oggi amministratore capo della NASA.
Una missione umana sul pianeta rosso sembra davvero essere la prossima tappa del viaggio iniziato ormai più di 50 anni fa, quando Jurij Gagarin per primo mise il naso fuori dall’atmosfera terrestre a bordo della capsula Vostok 1. L’agenzia spaziale americana ha di recente diffuso un report in cui stabilisce le fasi di una futura esplorazione umana di Marte. 

nasaNel documento, che si intitola “NASA’s Journey to Mars: Pioneering Next Steps in Space Exploration”, si ipotizzano tre passaggi successivi che porterebbero infine al compimento di quella che sarebbe senza dubbio l’impresa più impegnativa nella storia dei viaggi spaziali.

1. Earth reliant exploration:
Inizialmente, si tratterebbe di dare un sostanzioso impulso alle attività di ricerca a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Proprio grazie alla ISS, realizzata a partire dal 1998, l’uomo ha potuto testare le proprie reazioni a tempi di permanenza nello spazio sempre più prolungati e portare a termine vari esperimenti utili a comprendere meglio quali siano le misure da adottare per un viaggio impegnativo come quello verso Marte. Su questo laboratorio orbitante verranno condotti ulteriori test sulle tecnologie che verranno impiegate nell’imminente futuro.

2. The proving ground:
Campo di prova: si inizia a fare sul serio. In questa fase, sono previste una serie di operazioni complesse da condurre in un ambiente spaziale profondo, pur mantenendosi ad una distanza tale da poter riportare l’equipaggio sulla Terra nel giro di due o tre giorni. L’obiettivo è sviluppare la possibilità per gli astronauti di dimorare in orbita tra il nostro pianeta e la Luna per missioni di breve durata. La prima è prevista per il 2020, ma l’obiettivo è quello di sviluppare conoscenze e tecnologie in grado di aumentare il tempo di durata di queste missioni.

3. Earth Independent activities:
Il successo delle fasi precedenti è indispensabile per poter pensare di avviare quest’ultimo passaggio – quello delle attività indipendenti dalla Terra –, che prevede missioni di durata sempre maggiore allo scopo di raggiungere l’orbita marziana. Giunti a quel punto, i dati forniti dalle sonde già inviate sul pianeta rosso – tra i tanti, Opportunity, MAVEN e Curiosity – dovrebbero essere sufficienti a stabilire le modalità operative che un’equipaggio umano dovrebbe adottare per esplorare Marte. Nel 2020 la NASA ha in progetto di inviare su Marte un rover che avrà il compito di raccogliere ulteriori dati destinati alle analisi degli scienziati terrestri.

Il documento prosegue, analizzando quelli che saranno punti chiave per la buona riuscita del progetto. In primissimo piano, ovviamente, sono indicate le tecnologie e le conoscenze scientifiche atte a garantire un trasporto sicuro nello spazio profondo, la possibilità di garantire l’integrità psicofisica degli astronauti mediante sistemi abitativi appositamente studiati e la capacità degli stessi astronauti di mantenere buoni livelli di produttività nelle operazioni che saranno chiamati a svolgere.
Il lavoro da fare è parecchio e su esso gravano molte incognite dipendenti dalla capacità di progresso della ricerca scientifica e tecnologica. Eppure non è questo l’unico né il più grosso ostacolo che la NASA si attende di trovare sul suo percorso verso Marte: «quello che non siamo ancora in grado di fare – ha detto Bolden – è assicurarci i finanziamenti necessari per completare il Programma dei voli commerciali». L’ultima parola sui fondi da destinare all’impresa spetterà, come al solito, al Congresso. Barack Obama ha lanciato da tempo la sfida del viaggio verso Marte, definendola un obiettivo che l’umanità ha il bisogno di porsi. Ma le amministrazioni cambiano nel tempo e così anche i fondi di cui può disporre l’agenzia spaziale americana. Bolden è però fiducioso, tanto da rilanciare: «la Nasa ed i suoi partner internazionali utilizzeranno Marte come base per esplorare il resto del Sistema Solare». (Marcello Verduci)

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