Reati edilizi e sanatoria di opere minori: la giurisprudenza chiarisce

La sospensione dell’ordine di demolizione riguardante alcuni reati, è una costante giurisprudenziale che alberga le aule di tribunale ogni giorno.
La giurisprudenza della Cassazione, in tal senso, è venuta più volte in soccorso, in particolare con una nuova pronuncia che stabilisce il principio in base al quale un ordine di demolizione deve contenere una motivazione che indichi non solo l’esistenza di provvedimenti amministrativi incompatibili con l’ordine stesso ma anche i motivi per cui debba escludersi l’avvio di una procedura di sospensione che può essere disposta quando sia prevedibile, in maniera concreta, l’emissione di provvedimenti amministrativi incompatibili con la procedura stessa, come una richiesta di permesso di costruire a sanatoria.
Nel caso analizzato dal Supremo consesso, in seguito ad una pronuncia di condanna per reati edilizi, con sanzione amministrativa accessoria riguardante la demolizione dei manufatti abusivi, viene chiesta sospensione dell’ordine di demolizione, richiesta respinta in quanto, avendo il ricorrente chiesto il permesso di costruire, nulla osta all’esecuzione dell’ordine. Il motivo opposto in Cassazione è la mancata valutazione di alcune acquisizioni procedimentali precedenti il procedimento di fronte alla Suprema Corte e che si sostanzia in un vizio di violazione di legge.
In questo caso è emerso il valore della c.d sanatoria di opere minori, ossia uno strumento essenziale per il ripristino di una struttura, come nel caso, incriminata. In base al ragionamento della Cassazione, ciò comporta una sicura sospensione dell’ordine di demolizione. Il giudice dell’esecuzione, pertanto, non può totalmente ed illegittimamente escludere, nell’ambito di tali procedimenti, la documentazione amministrativa acquisita, senza considerare la potenzialità di una delibera comunale, come nel caso, che possa implicare una sospensiva dell’ordine di demolizione e della sua esecutività. (Antonio Cormaci)

(Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, Sentenza 6 febbraio 2017, n. 2184)

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