Senza tetto: questione di (non) ordinaria Amministrazione

Il problema dei senza tetto è una questione di carattere politico – amministrativo.
Senza dimora e senza tetto, nel nostro ordinamento, sono tutelati, come già visto, attraverso il meccanismo dell’intestazione del domicilio in una via fittizia e nell’iscrizione in un elenco non territoriale dei Comuni. Tuttavia la stragrande maggioranza delle Amministrazioni, per questioni politiche e fiscali, fanno orecchio da mercante.
Emerge infatti una molteplicità di casi nei quali, per diversi motivi, si assiste alla totale negazione di tale diritto. Si possono così individuare diverse barriere che ne limitano fortemente l’acquisizione, fino anche ad impedirne l’ottenimento.
Un primo ostacolo nel raggiungimento della residenza anagrafica da parte di una persona senza dimora potrebbe essere costituito dalla mancanza di documenti di identità. A tale riguardo, la letteratura individua una soluzione che “consiste nell’applicare al caso di specie la procedura prevista dall’art. 34 del d.P.R. n. 445 del 2000, mediante l’autentica della foto del richiedente, con l’assistenza di due testimoni che ne confermino l’identità.” Una volta avvenuta l’autentica della fotografia, la persona senza dimora  potrà richiedere la residenza e sostituire la foto autenticata con una carta d’identità definitiva.
Un altro ordine di problemi riguarda clamorosamente le politiche di bilancio dei comuni. una politica in concreto contraria alla residenzialità può esprimersi attraverso atteggiamenti  amministrativi eccessivamente inflessibili e sospettosi poiché nel reietto si vede solo un costo sociale. Ad esempio, si assiste alla diffusione di comportamenti illegittimi da parte delle Amministrazioni Comunali nelle modalità di verifica delle dichiarazioni del cittadino in sede di accertamento o preaccertamento dell’effettività della sua presenza sul territorio comunale. Viene spesso richiesta, ai fini dell’iscrizione, l’esibizione di certificazioni improprie – bollette, contratti di servizio luce, gas, ricevute, etc. – che non è invece prevista né dalla legge né dal Regolamento, configurandosi una vera e propria attività amministrativa illegittima. L’unico preaccertamento nei confronti di una persona senza dimora consiste esclusivamente nella verifica dello stile di vita, ovvero dell’effettivo stato di “senza dimora”. Le Amministrazioni non concedono la residenza anche valutando, con leggerezza, l’inidoneità dell’abitare. In particolar modo i senza tetto e i senza fissa dimora si trovano spesso a vivere in condizioni che non corrispondono alle consuete norme dell’abitare, come il trascorrere gran parte della loro esistenza in scantinati malsani, roulottes, abitazioni abusive o fatiscenti, baracche o perfino grotte. Queste condizioni dovrebbero assolutamente pregiudicare il diritto dei soggetti ad essere riconosciuti quali residenti dall’anagrafe comunale. Infatti, la residenza anagrafica non consiste nell’alloggio in sé, ma nel fatto che la persona sia abitualmente presente in quel luogo, presenza che assume rilievo non in base alle sue proprie caratteristiche ma in quanto esso sia incluso nel territorio comunale. (Antonio Cormaci) – (Credit Image: nationswell.com)

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