Voucher e lavoro accessorio: la nuova disciplina

voucher lavoro

Il decreto legislativo 81/2015 ha modificato anche la disciplina del lavoro accessorio, ponendo alcuni limiti all’annosa questione legata alla fruibilità e all’utilizzabilità – abusata, a dire il vero – dei famosi voucher.
Chiariamo, innanzitutto, cosa la legge intenda per lavoro accessorio: le prestazioni di lavoro accessorio sono prestazioni di natura occasionale, che danno luogo a compensi non superiori ai 7000 euro – annualmente  rivalutati – nell’arco di un anno solare. La differenza rispetto alla disciplina del 2012 – l. 92/2012 – è di 2mila euro in più, essendo il precedente limite fissato a 5mila euro.
Con l’entrata in vigore del nuovo testo normativo possiamo considerare diverse novità.
Innanzi tutto viene allargato il campo di applicazione oggettivo, o settoriale, della prestazione, ossia il settore nel quale la prestazione viene svolta. La legge parla di “tutti i settori”, differenziandosi così dalla precedente disciplina che positivizzava solo “settori specifici”.
Per quanto concerne le prestazioni rese a imprenditori commerciali professionisti, non vale il limite dei 7mila euro, essendo considerabili ai fini dell’applicazione della disciplina solo compensi non superiori ai 2mila euro.
Il compenso di queste tipologie di prestazioni – flessibili, per lavoratore e datore – viene offerto tramite il c.d. buono lavoro, meglio conosciuto come voucher. Il valore dei buoni lavoro non può superare la somma di 7,50 euro e per il datore rappresenta un costo di 10 euro. Tale somma non può riferirsi ai lavori nel settore agricolo, dove si fa riferimento alla disciplina specifica del contratto collettivo nazionale. La ratio di tali buoni è duplice e permette ad una categoria debole, non soggetta cioè alla contrattualistica tradizionale prevista dal nostro ordinamento – determinato ed indeterminato -, di avere una tutela previdenziale garantita dall’INPS ed una assicurativa dall’INAIL.
Il limite economico previsto dalla nuova normativa è particolarmente pregnante e rigoroso, poiché la legge prevede pesanti sanzioni per chi superi questo limite.
Per agevolare committenti e prestatori di lavoro nel riscontro dei compensi riscossi, sono state attivate procedure telematiche – sul modello francese – particolarmente snelle, per facilitare il calcolo.
Novità importante della nuova normativa è l’operazione di stabilizzazione dell’utilizzo dei voucher per i percettori di sostegno al reddito, possibilità esclusa nella precedente normativa: viene infatti previsto che le prestazioni di lavoro accessorio possano essere rese, in tutti i settori produttivi – enti locali compresi – nei limiti del patto di stabilità e nei limite complessivo di 3mila euro di corrispettivo per anno civile. Sarà l’INPS stessa a sottrarre alla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario/sostegno gli accrediti delle prestazioni accessorio.
Sull’onda della semplificazione, la nuova legge prevede nuove forme di acquisto dei buoni lavoro. In particolar modo è il primo comma dell’art. 49 a non lasciare molti dubbi. I buoni possono essere acquistati esclusivamente in modalità telematica. La legge annovera, come acquistabili telematicamente, “uno o più carnet di buoni orari, numerati progressivamente e datati, per prestazioni di lavoro accessorio il cui valore nominale è fissato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, tenendo conto della media delle retribuzioni rilevate per le diverse attività lavorative e delle risultanze istruttorie del confronto con le parti sociali.” In sintesi, i committenti possono acquistare i buoni tramite la procedura telematica – il c.d. voucher telematico -, tramite tabaccai che aderiscono alla convenzione INPS/FIT o tramite le banche popolari abilitate.
Gli imprenditori non professionisti – o privati – possono invece acquistare tali buoni tramite gli uffici postali. (Antonio Cormaci) – (Credit image: giovanimpresa.coldiretti.it)

Related Posts

Leave A Comment